LEGGE DI BILANCIO 2027 – APPELLO AI VERTICI DEGLI ATENEI ITALIANI PER LA SALVAGUARDIA DEL SISTEMA UNIVERSITARIO PUBBLICO, IL RAFFORZAMENTO DEI FINANZIAMENTI E LA VALORIZZAZIONE DEL PERSONALE

Magnifici Rettori, Gentili Direttori Generali, Componenti degli Organi di Governo, la FGU GILDA UNAMS – Dipartimento Università intende richiamare la Vostra attenzione sulle profonde criticità che, ancora una volta, emergono dalle disposizioni contenute nel disegno di Legge di Bilancio 2027 e che rischiano di compromettere ulteriormente la sostenibilità economica, organizzativa e occupazionale delle università italiane.

Da troppi anni il sistema universitario pubblico viene chiamato a svolgere un ruolo sempre più strategico per lo sviluppo del Paese, senza che a tale responsabilità corrisponda un adeguato investimento in risorse economiche, personale, ricerca e infrastrutture.

Le università rappresentano uno dei principali strumenti di crescita culturale, scientifica, economica e sociale della nostra Nazione. Eppure, anziché rafforzarne la capacità di programmazione e di sviluppo, si continua a intervenire con misure che ne limitano l’autonomia finanziaria e gestionale, compromettendo la possibilità di rispondere efficacemente alle esigenze degli studenti, dei territori e dell’intera comunità accademica.

Particolarmente preoccupante è la questione delle limitazioni al turnover, che negli ultimi anni hanno determinato una riduzione delle capacità assunzionali rispetto al pieno utilizzo delle risorse derivanti dalle cessazioni dal servizio.

Una scelta che ha sottratto agli Atenei importanti margini di reclutamento e che rischia di aggravare ulteriormente la già significativa carenza di personale docente, ricercatore, tecnico, amministrativo e bibliotecario.

È difficile comprendere come si possa pretendere una maggiore qualità della didattica, un incremento della produzione scientifica, una migliore gestione amministrativa e servizi più efficienti, mentre contemporaneamente si limita la possibilità di sostituire il personale che lascia il servizio.

Non possiamo continuare a considerare il personale universitario esclusivamente come una voce di spesa da contenere, anziché come una risorsa indispensabile sulla quale investire.

A questa situazione si aggiungono le preoccupazioni relative al Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO).

Il previsto superamento, a decorrere dal 2028, dell’attuale sistema di finanziamento dei Dipartimenti di eccellenza, con la confluenza delle relative risorse nel FFO, non può essere presentato come un effettivo incremento dei finanziamenti destinati alle università.

Si tratta, infatti, di risorse già destinate al sistema universitario, la cui diversa collocazione contabile non rappresenta, di per sé, un investimento aggiuntivo dello Stato.

Resta inoltre fondamentale conoscere con chiarezza quali saranno i criteri di distribuzione di tali somme e quali garanzie saranno previste affinché tutti gli Atenei possano beneficiare di un finanziamento equo e adeguato alle proprie necessità.

Non possiamo ignorare che gli attuali meccanismi di ripartizione delle risorse, se non opportunamente riequilibrati, rischiano di accentuare ulteriormente le differenze tra le università italiane, penalizzando soprattutto numerosi Atenei del Mezzogiorno e del Centro Italia.

La qualità della ricerca e della didattica deve certamente essere valorizzata, ma non può diventare l’unico parametro attraverso il quale determinare la sostenibilità economica delle istituzioni universitarie.

Un sistema pubblico che concentra progressivamente le risorse nelle realtà economicamente più solide rischia di indebolire proprio quelle università che svolgono una funzione sociale e territoriale insostituibile.

È necessario garantire a tutti gli Atenei un finanziamento di base sufficiente ad assicurare il funzionamento delle strutture, il diritto allo studio, la continuità delle attività scientifiche e la possibilità di programmare nuove assunzioni.

Oggi assistiamo al paradosso di università che, pur disponendo di capacità assunzionali espresse in punti organico, incontrano crescenti difficoltà a utilizzarle a causa dell’insufficienza delle risorse economiche disponibili e dei vincoli di sostenibilità finanziaria.

A rendere ancora più critica questa situazione contribuisce il progressivo aumento delle spese obbligatorie per il personale, che grava in misura significativa sui bilanci degli Atenei e sulle risorse del Fondo di Finanziamento Ordinario.

Gli incrementi stipendiali derivanti dai rinnovi contrattuali del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, così come gli adeguamenti retributivi, gli scatti stipendiali e le progressioni economiche del personale docente e ricercatore, determinano maggiori oneri che gli Atenei devono sostenere nell’ambito delle proprie disponibilità finanziarie.

Si determina così un meccanismo che rischia di trasformare ogni legittimo incremento retributivo del personale in una riduzione delle risorse effettivamente disponibili per il funzionamento, la ricerca, la didattica e le nuove assunzioni.

Riteniamo pertanto necessario un intervento legislativo che riveda le attuali modalità di finanziamento degli incrementi stipendiali del personale universitario, prevedendo specifiche risorse statali aggiuntive, integralmente destinate alla copertura dei maggiori oneri retributivi e non sostitutive dei finanziamenti ordinari già assegnati agli Atenei.

Non è più sostenibile che gli aumenti salariali riconosciuti ai lavoratori finiscano per comprimere le capacità di investimento e di reclutamento delle stesse università.

Il riconoscimento economico del lavoro e il rafforzamento del sistema universitario non possono essere considerati obiettivi alternativi. Devono, al contrario, procedere insieme, attraverso un adeguato e stabile finanziamento pubblico.

Non meno preoccupante è la condizione del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario, che continua a essere penalizzato anche sul piano del trattamento economico accessorio.

Il permanere del tetto ai fondi destinati alla contrattazione integrativa, ancorato ai vincoli introdotti negli anni precedenti, impedisce di valorizzare adeguatamente professionalità, responsabilità e competenze.

Mentre per altri settori del pubblico impiego sono stati previsti interventi di superamento o attenuazione di determinati vincoli, il personale universitario continua a scontare limitazioni che incidono sulle possibilità di riconoscimento economico e di sviluppo professionale.

Riteniamo non più rinviabile un intervento legislativo che consenta di superare tali rigidità, restituendo agli Atenei maggiori margini di autonomia nella gestione delle risorse destinate al proprio personale.

A ciò si aggiunge un’ulteriore disparità che riteniamo particolarmente significativa: la mancata previsione di risorse strutturali specificamente destinate a garantire una copertura sanitaria integrativa al personale universitario, docente e tecnico-amministrativo, diversamente da quanto previsto per il settore scolastico.

Non è accettabile che lavoratori appartenenti al medesimo comparto contrattuale dell’Istruzione e della Ricerca continuino a registrare differenze così rilevanti nelle forme di tutela e di welfare.

La tutela della salute, il benessere organizzativo e la valorizzazione del personale dovrebbero rappresentare obiettivi comuni dell’intero sistema pubblico della conoscenza.

Non chiediamo privilegi per le università. Chiediamo che venga riconosciuto loro il ruolo fondamentale che svolgono per il futuro del Paese e che alle lavoratrici e ai lavoratori universitari siano garantite condizioni economiche e professionali dignitose.

Per queste ragioni, riteniamo che sia giunto il momento di un’assunzione di responsabilità collettiva da parte di tutti coloro che hanno il compito di governare e rappresentare le istituzioni universitarie.

Non può essere lasciata alle sole organizzazioni sindacali la responsabilità di denunciare le difficoltà che attraversano gli Atenei.

È necessario che anche gli organi di governo universitari facciano sentire, con autorevolezza e determinazione, la propria voce nei confronti delle istituzioni nazionali.

Chiediamo pertanto ai Magnifici Rettori, ai Direttori Generali, ai Senati Accademici e ai Consigli di Amministrazione di assumere una posizione chiara e pubblica, attraverso l’approvazione di specifiche mozioni, deliberazioni o documenti istituzionali che richiamino il Governo e il Parlamento alla necessità di modificare le disposizioni penalizzanti contenute nella manovra finanziaria.

In particolare, riteniamo indispensabile sollecitare:

  1. Il pieno ripristino e la salvaguardia delle capacità assunzionali, evitando ulteriori riduzioni delle risorse destinate al reclutamento e consentendo agli Atenei di utilizzare concretamente i punti organico disponibili.
  2. Un incremento reale, stabile e strutturale del Fondo di Finanziamento Ordinario, attraverso risorse aggiuntive rispetto a quelle già previste, senza presentare come nuovi finanziamenti somme semplicemente trasferite da una voce di bilancio a un’altra.
  3. Una revisione dei criteri di distribuzione del FFO, capace di garantire maggiore equilibrio territoriale, sostenibilità economica e pari opportunità di sviluppo per tutte le università italiane, con particolare attenzione agli Atenei maggiormente penalizzati.
  4. Il superamento dei vincoli che limitano i fondi per il trattamento economico accessorio, consentendo una reale valorizzazione del personale tecnico, amministrativo e bibliotecario e delle responsabilità assunte.
  5. Lo stanziamento di risorse dedicate alla sanità integrativa per tutto il personale universitario, superando le disparità di trattamento rispetto agli altri settori del comparto Istruzione e Ricerca.
  6. Un maggiore investimento pubblico nella ricerca, nella didattica, nelle infrastrutture e nei servizi agli studenti, affinché le università possano programmare il proprio futuro senza essere costrette a una continua gestione delle emergenze finanziarie.
  7. La revisione dei meccanismi di finanziamento degli incrementi stipendiali del personale universitario, prevedendo risorse statali aggiuntive e vincolate per i rinnovi contrattuali del personale tecnico-amministrativo e per gli adeguamenti e gli scatti stipendiali del personale docente e ricercatore, evitando che tali oneri riducano le risorse ordinarie destinate al funzionamento, alla ricerca e alle assunzioni.

Rivolgiamo, inoltre, un particolare appello alla CRUI e al CODAU, affinché promuovano una posizione comune e unitaria del sistema universitario nazionale, rappresentando con forza al Governo le difficoltà economiche e organizzative che gli Atenei stanno affrontando.

Chiediamo espressamente che ciascun Ateneo, attraverso i propri organi di governo, trasmetta una formale nota di sollecito alla Presidente del Consiglio dei Ministri, alla Ministra dell’Università e della Ricerca, al Ministro dell’Economia e delle Finanze e ai Presidenti delle competenti Commissioni parlamentari, chiedendo interventi correttivi durante l’esame della Legge di Bilancio 2027.

Sarebbe un segnale istituzionale importante, capace di dimostrare che la difesa dell’università pubblica non rappresenta una rivendicazione esclusivamente sindacale, ma una responsabilità condivisa da tutte le componenti della comunità accademica.

Siamo convinti che un intervento coordinato dei vertici universitari possa contribuire concretamente a sensibilizzare il Governo e il Parlamento sulla necessità di invertire una tendenza che, anno dopo anno, rischia di indebolire progressivamente il sistema universitario nazionale.

Non possiamo continuare ad accettare che ogni Legge di Bilancio rappresenti, per le università italiane, una nuova occasione di riduzione delle risorse, di limitazione delle assunzioni e di rinvio delle legittime aspettative del personale.

Investire nelle università significa investire nei giovani, nella ricerca, nell’innovazione e nello sviluppo economico e sociale dell’Italia.

Indebolirle significa, al contrario, compromettere le opportunità delle future generazioni e ridurre la capacità del nostro Paese di competere a livello internazionale.

È arrivato il momento che il sistema universitario italiano faccia sentire una voce forte, autorevole e unitaria. Non per chiedere trattamenti di favore, ma per rivendicare il diritto di continuare a svolgere pienamente la propria missione pubblica.

Confidando nella Vostra sensibilità istituzionale e nella condivisione delle preoccupazioni espresse, auspichiamo un concreto e tempestivo intervento, anche attraverso formali deliberazioni degli organi accademici, prima della conclusione dell’iter parlamentare della manovra finanziaria.

Cordiali saluti.

Il Segretario Nazionale FGU GILDA UNAMS – Dipartimento Università

Michele Poliseno

 

Appello ai vertici degli Atenei italiani -Legge di Bilancio 2027

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